L’altro giorno l’ennesima “epifania” che mi ha fatto pensare.
I miei giorni sono scanditi da un’unica cosa, il ritmo degli esami.
Prendi un libro, studia, ripeti, appuntamento con le colleghe per riprendere le cose assieme, giorno dell’esame (quello è il picco ma nemmeno tanto perché ormai sono così abituata a farli che non sto nemmeno più come prima, sia mentre li faccio, giusto un po’ d’ansia, sia quando ho il voto) e il ciclo riprende. Se ci sono le lezioni sono loro che scandiscono invece, svegliati, alzati, vai all’uni, torna a casa…sistema appunti e registrazioni nei giorni liberi.
Ma che bellezza vero? Non trovate che sia una vita piena?
Per carità, mi sta anche bene, a me piace quello che faccio, ma usare il tutto per coprire l’assenza di qualcos’altro o per far finta che non ci sia altro che mi gira in testa quanto può durare?
Quanto tempo può passare prima che qualcosa, anche la più stupida, mi dia la smossa e mi dica “ti stai solo prendendo per il culo!”!?
Quando ho le giornate così piene, quando faccio le nottate la mia testa è impegnata, quando studio con le altre, restare con loro a mangiare qualcosa o a distrarsi parlando di cazzate non mi permette di perdermi in chissà quale paranoia…ma questo non vuol dire che non ce ne siano presenti e belle pronte a farmi l’agguato appena sono un po’ più libera.
I punti sono due:
1) manca qualcosa…o qualcuno…fate voi
2) certe cose che penso e che sento non posso ignorarle, più le respingo più mi ritornano indietro con una forza d’urto direttamente proporzionale al tempo in cui sono riuscita a metterle da parte, certo “tenerle con me” sempre non è fattibile, non serve a nulla, serve tempo per separare il pensiero dalla quota d’affetto che porta con sé, serve tempo per pensare a qualcosa e sentirlo come se non appartenesse a noi, ogni tanto ho paura che cercherò sempre “qualcosa da fare” per non pensare ad altro però.
Ho trovato un fine, qualcosa per cui alzarmi la mattina, ho trovato uno scaccia pensieri, a volte ho paura che diventi solo questo il mio scopo, perché in fondo è la cosa in cui riesco meglio e che ultimamente mi fa stare bene e mi ha aiutato anche in termini di autostima, e come tutti gli esseri umani tutto ciò che “non è bene” si relega in un angolino e si fa finta non esista, ma se un domani a un certo punto guardandomi attorno o ascoltando il racconto di qualche amica mi rendessi conto che non ho nulla? Che ho costruito tutto attorno a una “difesa”? E soprattutto, a che pro se tanto quello che mi “tormenta” è sempre presente?
I miei giorni sono scanditi da un’unica cosa, il ritmo degli esami.
Prendi un libro, studia, ripeti, appuntamento con le colleghe per riprendere le cose assieme, giorno dell’esame (quello è il picco ma nemmeno tanto perché ormai sono così abituata a farli che non sto nemmeno più come prima, sia mentre li faccio, giusto un po’ d’ansia, sia quando ho il voto) e il ciclo riprende. Se ci sono le lezioni sono loro che scandiscono invece, svegliati, alzati, vai all’uni, torna a casa…sistema appunti e registrazioni nei giorni liberi.
Ma che bellezza vero? Non trovate che sia una vita piena?
Per carità, mi sta anche bene, a me piace quello che faccio, ma usare il tutto per coprire l’assenza di qualcos’altro o per far finta che non ci sia altro che mi gira in testa quanto può durare?
Quanto tempo può passare prima che qualcosa, anche la più stupida, mi dia la smossa e mi dica “ti stai solo prendendo per il culo!”!?
Quando ho le giornate così piene, quando faccio le nottate la mia testa è impegnata, quando studio con le altre, restare con loro a mangiare qualcosa o a distrarsi parlando di cazzate non mi permette di perdermi in chissà quale paranoia…ma questo non vuol dire che non ce ne siano presenti e belle pronte a farmi l’agguato appena sono un po’ più libera.
I punti sono due:
1) manca qualcosa…o qualcuno…fate voi
2) certe cose che penso e che sento non posso ignorarle, più le respingo più mi ritornano indietro con una forza d’urto direttamente proporzionale al tempo in cui sono riuscita a metterle da parte, certo “tenerle con me” sempre non è fattibile, non serve a nulla, serve tempo per separare il pensiero dalla quota d’affetto che porta con sé, serve tempo per pensare a qualcosa e sentirlo come se non appartenesse a noi, ogni tanto ho paura che cercherò sempre “qualcosa da fare” per non pensare ad altro però.
Ho trovato un fine, qualcosa per cui alzarmi la mattina, ho trovato uno scaccia pensieri, a volte ho paura che diventi solo questo il mio scopo, perché in fondo è la cosa in cui riesco meglio e che ultimamente mi fa stare bene e mi ha aiutato anche in termini di autostima, e come tutti gli esseri umani tutto ciò che “non è bene” si relega in un angolino e si fa finta non esista, ma se un domani a un certo punto guardandomi attorno o ascoltando il racconto di qualche amica mi rendessi conto che non ho nulla? Che ho costruito tutto attorno a una “difesa”? E soprattutto, a che pro se tanto quello che mi “tormenta” è sempre presente?
5 Punti di vista:
Io devo ancora conoscere un essere umano che non faccia della propria vita (dei gesti quotidiani) un abito da indossare. Un paravento, chiamiamolo così, per i "pensieri", quelli veri, quelli intimi, segreti... quelli che fanno male?! Credo sia un pò nella natura dell'uomo. Poi, se non riesci a gioire di nulla e se tutto davvero ti sembra una "copertura"...bhè, Ale, togliti il paravento.
Ti invidio parecchio per la tua laurea.
10 anni fa mi sono iscritto a "storia del taetro e dello spettacolo" a Pavia, ma non potei fare nemmeno un esame.
Questo per dirti che dalmio punto di vista stai facendo una cosa importantissima, e che da un certo punto di vista sei anche piuttosto privilegiata.
Costruisci la tua vita, ma perchè pensate (tu e maraptica) che sia un abito da indossare, come fosse qualcosa di superficiale?
Pensate davvero che laurearsi, costruirsi una professione di vita sia così superficiale come cosa?
Se pensi che non ti piaccia più, magari puoi lasciare tutto e trovarti un altro lavoro. Chi te lo impedisce?
In merito all'aspetto più intimo.. non mi pronuncio, ti conosco troppo poco.
ciao ciao
@Roberto: non ci vedo nulla di superficiale, riconosco solo che, per quanto mi piaccia fare quello che faccio lo sto "usando" per non affrontare altro.
Comprì? :-p
mmm...
ovviamente ho ben poco da rispondere, perchè è tutto molto soggettivo.
Secondo me è assolutamente nella norma che studiando si mettano da parte altre cose; i miei amici sono tutti laureati e per parecchio tempo non li ho visti.
Altro discorso è cosa ti aspetta dopo la laurea.
Ovvero, la vita.
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